
Fogli di carta, treni e bicchieri di vino.
Ma la cosa più vera di tutte, è che la mia dimora fissa ha le ruote.
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Tre domande.
O so, o non so.
Non so.
Devo confessare di non avere mai rischiato, in 5 anni e una quarantina passata di esami, così tanto di venire bocciato ad un orale. Pensare, o la va o la spacca sapendo che con una bocciatura mi slitterebbe ancora la tesi.
E come dirlo, in quel caso, al Maestro Maurizio? E soprattutto, come accettarlo io stesso?
Domani.
In fondo è sempre andata bene.
Penso che dovrei perdonarmi, per essere sempre stato lì dove il tempo passava.
Nessuno nota mai che il tempo nasce sempre da un dio, e mai da noi.
Nessuno nota mai che il tempo nasce sempre da un dio, e mai da noi.
Profumano d'inverno, di vecchie mani e di occhi chiusi a sentire il legno divenire forma vivente.
Sembra che il loro becco muova gridolini per richiamare l'attenzione.
Nel camino arde un ciocco strappato alla terra; fuori, ghiacciano anche le pozze.
Il tempo è solo uno sterminato prendere in mano cose, muovere, tagliare, preparare, creare.
Non è un'astrazione cittadina, è la fretta di fare in tempo per procurarsi un'attesa, come se ogni giorno, per almeno un momento, giungesse Natale.
Anziana.
Il volto è disegnato e nascosto tra le rughe di un volto allungato.
Sembra che di tutti i suoi anni non porti alcuna fatica, tanta è la grandezza della sua vita.
Pulita.
La pulizia dei suoi occhi e della sua voce orgogliosa e decisa fanno commuovere.
Sorride pietosa a questo mondo così infame e falsamente ricco. Veste una camicetta chiara a fiori.
Viene dalla montagna, da Resia, dall'altra parte di Plezzo e della Val Trenta.
Leggera.
Ha vissuto la guerra: ne sono sicuro, era partigiana.
Degna, coraggiosa e forte, se la faceva fino a Madonna di Rosa col carretto, come i tanti che ho conosciuto, alla ricerca di vidisons ed erbe da vendere e qualcosa per mangiare. Con la fatica nel cuore e la vita negli occhi.
E' con un'amica, che aspetta al banco del bar.
Mi guarda, non lo so, forse mi legge dentro. Sento che mi capisce. Non l'ho mai vista prima.
Gentile.
Mi chiede con cortesia se può mostrarci dei lavori intagliati artigianalmente, e apre una borsetta di tela a fiori, intonata alla camicia. Probabilmente ha fatto entrambe lei stessa.
Mi offre un gufo. Dice di avere poche cose perché le ha vendute in una scuola.
Romantica, dolce,
vitale,
Alla fine le ho comprato una famiglia di scriccioli, e so che non è elemosina e che non tornerà a quel bar, e che prova fatica. Mi dice, quella era vera miseria, noi adesso non ci rendiamo conto. E dette da lei, le stesse parole non sono più in alcun modo banali.
Dei tre scriccioli ne ho pagati due, e mi ha augurato il bene di un dio che, offerto da lei, era quasi credibile. Un dio che zappa la terra e offre figli al vento.
Offrirle la colazione, ci avevo pensato ma l'avrei offesa.
Sento che non averla fermata per parlare sia stato un errore colossale.

A causa dell'alta velocità stroncati i servizi passeggeri meno frequentati.
Mi incazzo perché la gente continua a lamentarsi e lamentarsi, della benzina dell'auto e di tutto. Ma un treno, lo prendessero...
Giusto che si chiuda.
Governo Berlusconi IV:
Sono almeno tre settimane - ma è di più - che piove almeno un poco tutti i giorni nel mio paese. Tranne una ed una sola eccezione, un giorno di sereno.
La temperatura è ballerina, e oscilla tra i dieci-dodici gradi e i ventisette-ventotto. Roba da poco.
Dobbiamo avere paura,
perché il nuovo ministro delle riforme - così pare - della REPUBBLICA ITALIANA (Repubblica Democratica fondata sul lavoro - così dovrebbe essere - , bandiera verde-bianco-rosso, inno nazionale di Mameli) ha dichiarato in più sedi, vantandosi del suo separatismo:
- Che i fucili sono pronti per ottenere la separazione concreta
- Che sono pronti 300.000 martiri per la libertà della Padania (ma che stato é? Come si può rappresentare l'Italia votati dagli italiani, per poi chiedere sostanzialmente una guerra civile?)
- Che se l'Italia - che a questo punto non si sa cosa sia - ha il tricolore per bandiera, la Padania ha il verde-bianco.
- Che bisogna rivedere assolutamente i trattati di Schenghen, ovvero la questione dei confini. Senza però dire che gran parte della sua Padania campa sugli immigrati e non sui regolari, bensì sui clandestini.
Mi viene da dire che 300.000 martiri sono pochini - pur sempre troppi - per rappresentare l'intero nord, e che io sto dall'altra parte e come me milioni di persone.
E che dovrebbe vergognarsi di prendere dei soldi da uno Stato che non riconosce.
Gli uomini come Umberto Bossi, che incitano alla violenza e contemporaneamente sono i primi della fila a violare le regole che vorrebbero imporre, non meritano non solo di governare un Paese "libero", ma nemmeno di farne parte.
Piango per un'Italia che non è unita, non lo è mai stata se non per ventidue anni, e che non sa esserlo. Piango per tutti questi pericolosissimi riformismi.
Piango nel vedere che tutta questa Storia e questi morti non sono serviti praticamente a niente.
Dobbiamo ricordare, e su questo costruire per spazzolare via gente come quella. Le riforme si fanno tutti insieme e con progetti, non con violenza e sole parole.
La mia inetta nolontà è una mongolfiera che viaggia sempre troppo alto. Tanto quanto mi sento progressista mi ritrovo conservatore. I progetti, le intenzioni, e poi tutto va molto, infinitamente più lento di quanto inizialmente avrei voluto.
Ho strappato una margherita dal suolo, e quando ho scoperto - quanto sono ignorante! - che era viva, e che si stava chiudendo in vista della sera, è spuntato un dolore, una sorta di fatica incessante per averla tolta alla sua libertà.
Sapere che una margherita non abbia pensieri mi rasserena soltanto a metà.
... con le mani io
posso fare castelli
costruire autostrade
e parlare con Pablo...
(De Gregori, Pablo)